Baltic – the future of Europe, che dire di questo libro? Primo che ho letto la versione inglese in quanto ad oggi (Aprile 2026) quella italiana non è ancora pervenuta. Secondo che il protagonista di questo libro, cioè gli stati che si affacciano sul Mar Baltico baltica, sono si protagonisti ma loro malgrado.
Non avrebbero voluto essere qui, tra le pagine di questo libro e tra le pagine di Storia che si stanno scrivendo in questo periodo. Avrebbero voluto starsene tranquilli a farsi i fatti propri, ma il corso beffardo del destino li ha portati al centro della discussione sul futuro dell’Europa e, forse, di quello che pomposamente viene definito il mondo libero occidentale.
Di cosa parla il libro Baltic – the future of Europe

Andiamo con ordine perché già è difficile così, figurati se facciamo casino. Il libro racconta, in 15 capitoli, la Storia recente e le storie recenti, di tutti gli stati che si affacciano sul Mar Baltico (Svezia esclusa ma non chiedetemi perché).
Se seguite anche solo un poco le news, sapete che dopo l’invasione russa dell’Ucraina, a fine Febbraio 2022, le repubbliche baltiche e la Polonia si sono ritrovati catapultati al centro dell’attenzione mondiale in quanto possibile prossimo obiettivo di una Russia che sembra davvero mangiare più con gli occhi che con la bocca (complice anche l’incredibile inventiva, resilienza e coraggio del popolo ucraino).
Come reazione a questo nuovo stato di eventi Svezia e Finlandia hanno deciso di entrare a far parte della NATO, praticamente trasformando il Mar Baltico in quello che si definisce un mare della NATO.
Tutti questi eventi ci fanno tenere presente un fatto preoccupante, il dio della guerra si è risvegliato. Noi italiani ce ne siamo accorti solo quando i prezzi del gas sono saliti (subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina) oppure i prezzi della benzina sono impennati (e io ho ancora un auto diesel quindi potete immaginare). Gli stati baltici protagonisti di questo libro però suonavano l’allarme ben prima.
Di cosa parla Baltic – the future of Europe
Abbiamo detto quindi Storia recente e storie di “ordinaria amministrazione” degli stati baltici ma c’è di più. Dietro ogni notizia, dietro ogni capitolo c’è un tentativo di capire da dove una certa nazione viene e dove vuole andare a finire.
C’è, per farla breve, un tentativo d’analisi, quasi psicoterapeutica ma allargata alla popolazione tutta, alla cultura. E questo è importante perché la cultura dei paesi baltici e le loro relazioni con la difesa, la guerra, la deterrenza o anche, in molti casi, la semplice vita quotidiana, sono fortememente legate all’idea che anche i piccoli stati hanno diritto di esistere e prosperare.

La minaccia che si staglia all’orizzonte, che è sempre stata all’orizzonte, è quella della Russia (ma anche, se vogliamo essere sinceri, degli Stati Uniti di Trump che sembrano aver abbandonato ogni pretesa di correttezza e di difesa dei valori occidentali, per sostituirla con una medievale legge del più forte).
Eccoci qua quindi, arrivati dove volevamo arrivare, alla cattivissima Russia. Questa, in alcuni casi, ha esercitato un controllo diretto sulle nazioni del Baltico (Estonia, Lettonia e Lituania), in altri casi un controllo indiretto (Polonia, Germania Est) e in un’altra situazione (Finlandia) si è instaurato uno strano rapporto di neutralità, ambiguo e non chiaramente discusso.
Il libro fa un lavoro spettacolare nel rendere chiaro tutta la storia dei rapporti russo – baltici e questo è fondamentale perché per capire dove stiamo andando, dobbiamo prima capire da che parte veniamo.
La seconda parte di Baltic – the future of Europe
Questa che vi ho appena raccontato era la prima parte, perché la seconda parte entra un po’ più in un aspetto predittivo.
In pratica esamina l’idea del Mar Baltico come mare della NATO e che cosa significhi, dal 2022 in avanti, il concetto di deterrenza e se la NATO è davvero pronta a gestire eventuali minacce provenienti dalla Russia. In questa seconda parte Oliver Moody, lo scrittore, sveste i panni del giornalista che documenta Storia e storie e veste più quelli dell’analista, con risultati che non sono pari alla prima parte del libro perché, ovviamente, non lo possono essere.

Nessuno ha infatti la risposta in tasca riguardo alle intenzioni di Putin (o di Trump per quello che ci riguarda) e nessuno sa veramente se l’idea di un attacco al fianco est della NATO sia una cosa possibile nell’immediato futuro.
Più o meno stessa cosa si può dire per la velocità con cui la NATO, o quello chen nenrimane, sarebbe pronta a reagire ad un eventuale attaco, ibrido o convenzionale. La coperta è corta e gestire le normali esigenze di una nazione è già difficile, se poi ci si deve mettere anche un aumento delle spese militari, i giochi si fanno molto complessi.
Conclusione su Baltic – the future of Europe
Il libro, se siete interessati al tema, merita davvero. Anche nella seconda parte, più predittiva e storica, riesce a mantenere un buon ritmmo e presentare delle buone idee, senza scendere in quel lamentoso lamentarsi che è così tipico dalle nostre parti.
In tutte le parti del libro si mantiene l’idea che l’Europa è forte quando riesce a farsi portatrice della sua diversità, quando riesce a difendere il principio che anche i piccoli stati hanno molto da dire e molti contributi da poter dare alla crescita e alla proseprità di un mondo che oggi sembra ritornato indietro di 150 anni.

I piccoli paesi baltici non avrebbero dovuto esistere secondo alcuni. Schiacciati dalla Russia o dalla Germania, assorbiti da Nazioni più grandi e popolose. Se ci sono, se oggi danno un enorme contributo alla stabilità e alla crescita dell’Europa, è merito loro e della loro tenacia, da cui noi dovremmo prendere esempio.
Signore e signori, il post su Baltic – the future of Europe, è finito. Qui sotto un paio di link interressanti:
Che ne dite di consultare l’Atlante geopolitico 2025?
La storia, danese, del capitano Jens Munk



