Per questo post ho deciso di virare dal tema viaggio verso quello libri e lo faccio con questa interessante pubblicazione di Iperborea che si chiama “Il capitano Jens Munk”.
Tutti sappiamo che il focus di Iperborea è sul Nord Europa, la sua letteratura e le sue tradizioni. Che poi recentemente (oddio, nemmeno troppo, il tempo passa in fretta) abbiano dato alle stampe anche la collana The Passenger, che si focalizza su singole nazioni o città anche non Nord Europee, è un qualcosa che ho apprezzato enormemente (infatti, se vi interessa vi scrivo qualcosa del volume The Passenger Norvegia e anche The Passenger Islanda. Si, lo so, queste sono entrambe nazioni del Nord Europa ma c’è anche il Brasile, la Palestina, la Grecia, il Portogallo…).

In ogni caso, torniamo a noi e al capitano Jens Munk. Il libro non è recente, è del 1965, e racconta le vicende di un uomo, lo Jens Munk del titolo, che ha avuto una vita particolarmente avvincente. Non è uno di quegli uomini di cui si studiano le gesta a scuola, non è un re, un diplomatico, un nobile o un generale, ma non si può nemmeno dire che sia un uomo comune, se capite cosa intendo. Potrebbe forse sembrare un po’ complicato ma adesso, piano piano, lasciatemi spiegare.
Il capitano Jens Munk, chi è il protagonista?
Jens Munk è un danese che visse a Copenaghen tra la fine del 1500 e la prima metà del 1600. Era un marinaio, capitano ed esploratore. Di lui non si hanno moltissime notizie e la ricostruzione della vita che ne fa Thorkild Hansen è sì storica, quando ovviamente la Storia scritta ha qualcosa da dirci, ma è anche inframmezzata da non poche considerazioni personali dell’autore su fatti non coperti da fonti storiche e che lo scrittore cerca di decifrare, interpretare e spiegarci.
Non siamo quindi in presenza di un saggio vero e proprio, ma di un romanzo storico (che vira più sullo storico che sul romanzo) che cerca di rimanere fedele alla realtà quando possibile, inframmezzando valutazioni personali e, perché no, poesia quando la realtà storica non è rintracciabile.

Abbiamo chiarito che il nostro Jens Munk non fa parte del ristretto cerchio della nobiltà danese. È un uomo comune, un borghese si sarebbe detto in circa 150 anni. Munk aveva un padre, un feudatario del Re di Danimarca nella seconda metà del 1500, che fu arrestato e condannato dopo che i suoi feudatari ne denunciarono i comportamenti vessatori e criminali. La giustizia del tempo, si sa, non era proprio giustizia. Quando si verificava la caduta dalle grazie reali di un feudatario del re c’era sempre una questione politica, faide e intrallazzi tra notabili e nobili del tempo.
Jens Munk e suo fratello (Niels) si ritrovano quindi senza titoli e, se si può infierire, anche bastardi, in quanto nati al di fuori del vincolo matrimoniale. Tutte queste condizioni avverse non fermeranno però Jens, che per tutta la sua vita cercherà di farsi un nome, un nuovo titolo e creare una reputazione che non sia quella di figlio di un condannato alla prigione di Dragsholm. Sarà semlice marinaio, poi capitano, soldato del re e tante altre avventurose cose. Se poi riuscirà a rientrare nelle grazie del sovrano (un Cristiano IV di Danimarca che regnò per 59 anni e fu coinvolto in innumerevoli guerre e viaggi esplorativi intorno al mondo) non ve lo dico, ve lo lascio scoprire.
La bellezza del libro sta in gran parte nel fatto che le vicende di Jens Munk e della sua risalita nella scala sociale (durante la quale incontreremo pirati, viaggi transatlantici, e molto sprezzo del pericolo) sono abbinate ad una dettagliata, ma mai pedante, ricostruzione della vita cittadina della Copenaghen del 1600 e della vita marinara nel periodo delle grandi esplorazioni (1600 – 1700). Accanto ai dettagli della vita personale di Jens Munk (come detto, di per sè una vita molto avventurosa) abbiamo quindi descrizioni della modalità di costruzione di una nave, di come era la vita a bordo, e ancora dei quartieri della capitale danese, di come si svolgeva la vita nella città e su cosa si reggeva l’economia.
Il capitano Jens Munk, cosa vi racconto dell’autore Thorkild Hansen

Thorkild Hansen è stato un famoso scrittore danese, nato nel 1927 e morto prematuramente nel 1989. In patria, e anche all’estero, è principalmente noto per la trilogia della schiavitù (La costa degli schiavi, Le navi degli schiavi e le Isole degli schiavi) e, più in generale, per aver gettato luce sul periodo dell’imperialismo danese (si, anche la Danimarca aveva un suo impero di cui oggi rimangono, con diversi gradi di autonomia, solo la Groenlandia e le isole Far Oer).
Il capitano Jens Munk, conclusione
Il capitano Jens Munk è un libro scritto, mi sorprendo io stesso a scriverlo, ben 60 anni fa. Eppure il peso degli anni non si sente minimamente. La lettura scorre via veloce, il tema, se siete appassionati di storia, è molto interessante e anche relativamente poco battuto (diciamo che non si trova tantissimo sul periodo che va dal 1550 al 1650 in quel di Danimarca, Norvegia e Svezia… i tempi dei vichinghi che tanto ci affasciano erano passati da tempo).
Il dettaglio in cui Hansen scende non fa compromessi ma allo stesso tempo non rende pesante la lettura, trasportandoci di peso dal nostro letto (o divano o water, a seconda delle vostre abitudini di lettura) nel secolo delle grandi esplorazioni. Per questo vi posso assicurare che non sarà l’ultimo libro di Hansen che leggerò.
Il post sul libro “Il capitano Jens Munk” è finito, se volete proseguire sulla linea dei libri storici interessanti vi lascio qualche link selezionato:
Everyone who is gone is here di Jonathan Blitzer. Gli Stati Uniti, il Centro America e le politiche migratorie (quando si dice cambio di scenario eh…)
Target Tehran, le operazioni del Mossad in Iran (tema caldo, ma il libro è uscito prima dell’ultima escalation americana-israeliana)
Le bugie delle mappe, perchè è risaputo che la mappa non è il territorio



