La stagione estiva volge al termine e quale cosa migliore, per mettersi al passo coi tempi, che un buon libro sulle esplorazioni polari? “L’ultimo viaggio di Amundsen” di Monika Christensen parla proprio di questo, esplorazioni polari, salvataggi polari e personaggi dall’ego decisamente,e romanticamente, grandioso.
La geopolitica del circolo polare artico.
Quando si parla di Artixo l-associzione con la Groenlandia, di questi tempi, viene spontanea. Forse ne abbiamo sentito parlare anche troppo, ma questa enorme isola non è l’unica zona polare che oggi attira l’attenzione delle potenze mondiali.
Infatti tutta l’area ghiacciata intorno al polo nord si sta sciogliendo e con i ghiacci in ritirata si sta preparando un’assalto, militare e commerciale, a tutta questa zona un tempo estremamente difficileda raggiungere.

Lontani sono i tempi delle esplorazioni portate avanti da singoli uomini poi entrati nel mito. Il luogo geografico in se, il polo nord, è stato raggiunto diverso tempo fa (se chiedete chi lo ha raggiunto per primo la lista è lunga e comprende: Robert Peary nel 1909, ma molti dubitano del risultato, Nobile e Amundsen in dirigibile nel 1912 e infine Ralph Pleistead nel 1968, in motoslitta).
Il circolo polare artico è quindi più che mai tra noi ma questo libro non ci racconta della geopolitica odierna, della corsa alla “rotta del nord” o delle risorse che si possono trovare nei fondali marini. Questo libro ci porta nell’artico avventuroso della fine degli anni ’20, con idrovolanti di legno, dirigibili, rompighiaccio sovietici e missioni di salvataggio un po’ imrovvisate. Si perché negli ’20 e ’30 il Polo Nord era materia da mito, creava leggende e una di queste leggende era proprio Roald Amundsen.
Il nostro co-protagonista Roald Amundsen (ma attenzione allo spoiler)
Il primo a raggiungere il Polo Sud, il primo a navigare nel famoso, e famigerato, passaggio a Nord Ovest, il primo a sorvolare il Polo Nord (e a smentire le teorie della terra cava o che potesse esistere un continente nascosto), Roald Amundsen era all’epoca il norvegese più famoso al mondo e forse anche il più indebitato. Fate il paragone, se volete, con Haaland.

Amundsen era però sulla via del tramonto, sommerso dai debiti e non troppo amato, almeno a livello mediatico. Nonostante i problemi economici però, Amundsen fu tra i primi a cercare di mettere in piedi una spedizione di soccorso all’amico-nemico Umberto Nobile, quando il suo dirigibile Italia precipitò da qualche parte a nord delle Isole Svalbard, territorio formalmente appartenente alla Norvegia da qualche anno.
Amundsen non fu l’unico a partire alla ricerca di Nobile e della sua “tenda rossa” e non fu nemmeno il primo ma certo il suo nome, pure con una spedizione privata, era capace di suscitare interesse e richiamare attenzione. Purtorppo però Roald Amundesn e l’equipaggio francese dell’idrovolante Latham 47 non riuscirono nemmeno ad arrivare alle Svalbard e l’aereo precipitò in mare da qualche parte tra la Norvegia e le Svalbard.

Il salvataggio di Nobile e la scomparsa di Amundsen (prosegue spoiler)
Che Roald Amundsen, e l’equipaggio del Latham 47, scompaiano nel circolo polare artico sembra essere, per quanto triste, una fine degna di un grande esploratore polare che non aspetterà il crepuscolo seduto sulla veranda di una villa ad Oslo, inseguito dai creditori, ma andrà incontro alla morte esplorando i mari del nord.

Quando la sua scomparsa divenne dato di fatto di lui scriveranno :
“E alla fine del viaggio è tornato alle terre di ghiaccio, dove lo aspettavano le avventure della sua vita. Li ha trovato una tomba ignota, sotto il cielo terso del mondo glaciale, e nel fruscio d’ali dell’eternità che attraversa” (Fridtjof Nansen – In memoria di Roald Amundsen)
Se per Amundsen questa fine vagamente romantica puà avere un senso, certo meno contenti di questo epilogo devono essere stati i francesi che pilotavano il velivolo (e ovviamente le loro famiglie).
Il generale Nobile verrà poi salvato da un aereo svedese, mentre il gruppo di coloro che erano nella gondola del dirigibile verrà recuperato da una nave rompighiaccio russa (6 uomini, rimasti sulla parte del dirigibile che continuò a volare per un tempo imprecisato non verranno mai ritrovati, con le ricerche che si interrompono bruscamente).

L’ultimo viaggio di Amundsen conclusione
Mi dovete perdonare lo spoiler, ma credo che la storia non sia troppo nuova. Le vicende di Nobile, Amundsen, il dirigibile Italia e la tenda rossa, sono note a molti se non a tutti. Il libro, inoltre, non è certo strutturato come un thriller ma più come un documentario, profondo e dettagliato, che vuole rendere giustizia alla storia e ai protagonisti di questi momenti eroici dell’esplorazione.

Alla fine, anche se sapete come le cose andranno a finire, questo libro è interessante? la risposta è: senza dubbio si. Per prima cosa, verso la fine, viene avanzata una ipotesi interessante che aprirebbe nuovi scenari (sorpresa!).
Secondo, si tratta di un libro di Iperborea (della stessa casa editrice vi ho già parlato di Norvegia, Il Vichingo Nero e Il Capitano Jens Munk), e la loro qualità è sempre alta.
Terzo, la prosa scorrevole non si dilunga troppo, e soprattutto non assume mai un tono melodrammatico, nonostante gli eventi avrebbero potuto fare virare su questa modalità di racconto.
La bellezza del libro sta proprio in questo suo essere tecnico, asciutto, dettagliato, ma comunque capace di portare alla mente del lettore, di evocare con forza, le difficoltà e la lotta per la sopravvivenza che incomincia ogni volta che una persona cerca di portare a termine qualche impresa al di sopra del Circolo Polare Artico.
Il post sull’ultimo viaggio di Roald Amundesn, libro di Monika Christense ed edito da Iperborea, è finito. Se volete proseguire nella lettura:
L’imperatore dei mari, Kublai Khan e l’oceano
Lo chiamavano shock culturale, viaggio e sorprese



