I ragazzi di Barrow. La ricerca del passaggio a nord ovest e non solo.

Oggi parliamo di un libro, parliamo de “I ragazzi di Barrow” di Fergus Fleming, edito da Adeplhi. Potrei aver ingannato qualcuno ma con le parole non sono poi tanto bravo, certamente non tanto bravo quanto Fergus Fleming. Cedo quindi per un attimo la parola e vi lascio a lui:

Il regno di Barrow era giunto al termine. […] Ma almeno, era stato un buon regno? Dal punto di vista pratico no. Tutto quello che Barrow aveva cercato, ma proprio tutto, si era scoperto non valere niente. Timbuctù era una città di fango priva di importanza; dal punto di vista commerciale il Niger era una patacca; come sede di una seconda Singapore la costa settentrionale dell’Australia era improponibile; l’Antartide era un ammasso di ghiaccio inospitale; e il Passaggio a nordovest era una pura perdita di tempo. Di cercare il Mar Polare Aperto non valeva neanche la pena tanto non si sarebbe trovato.

Nelle missioni di Barrow era sbagliato quasi tutto: le consegne, le navi, i rifornimenti, i finanziamenti e i metodi. Forse nessun altro, nella storia dell’esplorazione, ha speso altrettanto per inseguire un sogno di così assoluta insensatezza. […] Che regno era stato, però, e che scene surreali, irripetibili lo avevano segnato!”

I ragazzi di Barrow di Fergus Fleming, cronaca di un grandioso fallimento

Esiste secondo voi una migliore ode all’esplorazione? al fallimento produttivo, alle fuckupnights nell’Inghilterra vittoriana?

I ragazzi di Barrow. Un’immagine della second ametà del 1800 che rappresenta l’incontro di John Ross con i nativi americani del nord del Canada. Per lungo tempo l’approccio Europe [ stato quello di considerare queste popolazioni solo dei “primitivi”, tendenza proseguita, in Canada e negli Stati Uniti in particolare, ben oltre il periodo delle esplorazioni alla ricerca del passaggio a nord ovest e verso il Polo Nord. In realtà i popoli di quella parte del mondo avevano una raffinatissima cultura che ha saputo sfruttare con maestria il poco, pochissimo, che la natura gli metteva a disposzione.

Io non ne conosco e allora mi piace cominciare con queste parole così calzanti e così belle, parole che, co.e detto, io non avrei saputo certo trovare e che invece Fleming, regala quasi ad ogni pagina di questo stupendo libro.

No, questa volta non mi trattengo nei complimenti perché “I ragazzi di Barrow” è davvero uno dei testi più belli che abbia avuto modo di leggere negli ultimi due anni. Ma vediamo di fare un po’ d’ordine.

Esplorazioni ed esploratori alla ricerca del passaggio a Nord ovest

Il libro parla di esplorazioni e di esploratori, in un periodo, la prima metà del 1800, in cui il confine tra viaggio ed esplorazione era piuttosto labile. Il Barrow del titolo è Sir. John Barrow, Secondo Segretario dell’Ammiragliato tra il 1804 e il 1845, un ruolo che potremmo definire come burocrate di alto livello e grazie al quale Barrow seppe coltivare una certa rete di conoscenze. Conoscenze che gli permisero di tenere le redini delle spedizioni inglesi per la prima metà del 1800.

Anche nel Regno Unito del 1800 i posti di vertice dell’amministrazione erano di nomina governativa e quindi spesso legati ai cambiamenti di governo, di re (tanto per dire della capacità di Barrow di destreggiarsi nelle paludi governative, mentre lui si tiene stretta la sua sedia si succedono 4 monarchi, Giorgio III e IV, Guglielmo IV e la regina Vittoria, e ben 13 Primi Lord dell’Ammiragliato) e al clima politico del momento. Bisogna essere scaltri e furbi, lasciarsi scivolare addosso, o scagliare addosso ad altri, le sconfitte e vivere nel riflesso dei, come.abbiamo visto pochi, successi.

Barrow sa fare tutto questo. Grazie alle sue conoscenze, alla sua scaltrezza e a qualche brillante risultato Barrow potrà allestire e controllare tutto l’apparato esplorativo di quella che allora era l’unica vera potenza mondiale.

I RAGAZZI DI BARROW. SIR JOHN BARROW, 1ST BARONET, 1764-1848 - CHEMICAL HERITAGE FOUNDATION
I ragazzi di Barrow. Sir John Barrow, 1st Baronet, 1764-1848 – Chemical Heritage Foundation

Il libro passa in rassegna moltissime avventure alla ricerca del passaggio a nord ovest. Da quella del capitano John Ross alla disgraziata e misteriosa fine della spedizione di Franklin (le cui navi HMS Erebus e HMS Terror, sono state ritrovate solo nel 2016, in fondo al gelido mare che bagna l’isola di Re Guglielmo, nel nord del Canada*), per poi concedersi qualche puntata nell’Africa nera, nell’Australia e in Antartide. I risultati, come detto nel cappello introduttivo, non sono però granché.

Ironia e cruda realtà

“I ragazzi di Barrow” descrive tutte queste avventure pervaso di quell’ironia tipicamente inglese, un po’ acida e che non guarda in faccia a nessuno, e di uno spiccato senso della realtà, per cui tutti i più grandi esploratori, capitani, eroi popolari, avventurieri e militari, sono ritratti senza tralasciare i difetti di carattere (in genere molti), le piccole/grandi cattiverie ai danni di colleghi (elenco lunghissimo) e la cupa gelosia che li porta a far sgambetti solo per il gusto di vedere altri cadere.

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I ragazzi di Barrow di Fergus Fleming, ed. Adelphi

In questo senso Barrow, le cui idee sulla geografia e sul passaggio a nord ovest si rivelano quasi sempre sbagliate, e le cui simpatie si basano quasi esclusivamente sulla deferenza e non sulle competenze, è in buona compagnia.

Come sempre, verso l’infinito ed oltre

Quello che però è secondo me il punto più interessante del libro, oltre alla precisa descrizione dei destini avversi delle spedizioni, è la capacità di dare all’esplorazione e alla scoperta dell’ignoto una dimensione incontenibile, quasi fosse una droga, come se l’uomo o almeno alcuni uomini, non potessero vivere senza esplorare, senza andare a scoprire cosa si trovasse in quel punto bianco sulla mappa.

C’è alla base una sorta di pazzia? forse. Una volontà un po’ psicotica di farsi del male? magari potrebbe essere. Eppure sembra che l’istinto di andare “là dove nessun uomo è giunto prima” sia insito nel DNA degli esseri umani, da quando il primo dei nostri antenati lasciò la culla africana della vita.

Al di là delle discussioni sul “gene dell’esploratore” (il gene è il DRD4, variante 7R, la cui presenza, nel 20% circa degli esseri umani, spingerebbe ad assumersi più rischi e ad essere più avventurosi e curiosi), credo che sarebbe un mondo assai tetro quello in cui le persone non avessero come obiettivo l’andare ad esplorare fino ai confini della Terra e, se possibile, anche oltre.

Se vi piacciono la storia e le esplorazioni prendetevi “I ragazzi di Barrow” e iniziate a leggere, non ve ne pentirete.


Il post su I ragazzi di Barrow è finito. Se volete qualche altro consiglio di lettura :

un libro che parla di terre scomparse

La storia del mondo in 12 mappe

La recensione di La grande livellatrice, storia della diseguaglianza e della violenza

I cacciatori nel buio di Lawrence Osborne


*aggiornamento febbraio 2019. Ho da pocco finito la serie “The terror”, prima stagione, che trovate su Amazon Prime. Tratta da un romanzo, la serie racconta la terribile ordalia della spedizione di John Franklin alla ricerca del passaggio a nord ovest. Consigliatissima!

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