The emperor of the seas – Kublai Khan and the making of China, di Jack Weatherford

Potremmo definire Kublai Khan, nipote di Gengis Khan, un Emperor of the seas, Imperatore dei Mari? Per chi se ne intende di Storia, soprattutto asiatica, attribuire questo titolo al Gran Cane suona, lo ammetto, un po’ strano, quasi fuori luogo. Eppure in questo libro di Jack Weatherford (noto in Italia per il libro “Gengis Khan. La nascita del mondo moderno“) la tesi è questa.

L’imperatore incontrato, e ammirato, da Marco Polo, sarebbe, secondo la tesi di Weatherford, anche quello che ha cercato di spingere la Cin ad esercitare un controllo capillare dei mari, da quello cinese proprio davanti alle coste dell’Impero di Mezzo, fino a quello del lontano subcontinente indiano.

Emperor of the seas, il racconto della vita di Kublai Khan

Periferia di Ulan Bator con montagne alle spalle. Foto di Uuganbayar Otgonbayar da pexels
Emperor of the seas. L’attuale periferia di Ulan Bator con montagne alle spalle. Foto di Uuganbayar Otgonbayar da pexels

Il libro parte con un lungo excursus storico sull’eredità di Gengis Khan, il leggendario e sanguinario conquistatore mongolo. In particolare ci racconta la divisione dell’impero del Gran Khan tra i suoi figli prima e nipoti poi. In questo modo si riesce a capire quali sono gli specifici motivi che permisero a quello che forse era il più oscuro e meno combattivo tra i nipoti di Gengis Khan, di unificare la Cina e creare una dinastia, quella Yuan, che reggerà le sorti di quella che oggi è la Cina per circa 100 anni.

Emperor of the seas, una classica immagine di Kublai Khan. Fonte worldhistory.org
Emperor of the seas, una classica immagine di Kublai Khan. Fonte worldhistory.org

Durante il regno di Kublai, in particolare proprio per raggiungere l’obiettivo di unificare la Cina e sconfiggere una volta per tutte la dinastia Song, Kublai cercherà di sviluppare una marina potente e combattiva, pronta ad esercitare un controllo diffuso sul mare cinese, dalle coste fino al Giappone (in quel periodo famosi e potenti erano anche i pirati che operavano lungo le coste cinesi, potenti fino al punto da costruire regni indipendenti).

immagine di una delle barche di Zheng He
Emperor of the Sea. Immagine realizzata con IA della nave ammiraglia di Zheng He usata durante i suoi viaggi dalla Cina all’India e alla costa orientale dell’Africa. Si, le sue navi erano enormi, vere e proprie città ghalleggianti. Pur essendo avvenuti tra il 1405 e il 1433, i viaggi vengono raccontati nel libro e rappresentano di certo la più grande missione esplorativa mai organizzato, almeno fino al 1800. Dopo questi viaggi però l’impero cinese decise di isolarsi e abbandonare ogni tentativo di esplorazione e conquista via mare, lasciando spazio alle potenze europee.

Sarà sempre Kublai ad organizzare invasioni via mare del Giappone, del Vietnam e anche del regno di Singhasari, nell’isola di Giava, Indonesia.

Tutte queste spedizioni non ebbero successo, ma non di meno l’autore cerca di farci capire come l’attenzione di questo imperatore verso il mare, come luogo di commerci e guerra, era notevole per lo standard della Cina e dei mongoli (questi ultimi in particolare erano decisamente avvezzi al combattimento su terra e molto impreparati per qualsiasi avventura che avesse a che fare con il mare).

L’Ilkhanato, il nuovo arrivato che non avete mai sentito nominare

L’attenzione di Kublai era rivolta al mare anche perché l’Ilkhanato, una nazione governata da mongoli che occupava gli odierni Iran, Afghanistan, parte di Turchia,Caucaso e Iraq, si dichiarava vassallo del Gran Khan, pur senza che l’impero di cinese di Kublai avesse con l’Ilkhanato alcun confine in comune.

Emperor of the seas, una cartina che raggruppa i regni nati dalla frammentazione dell'impero mongolo di Gengis Khan. Lo stato rosso è la Cina di Kublai e della dinastia Yuan, quello è l'Ilkhanato, vassallo di Kublai anche se separato dal non amichevole Khanato Chagatai. Parte della Russia e degli Stand odierni erano occupati, all'epoca dai leggendari mongoli dell'orda d'oro.
Emperor of the seas. Qui una cartina che raggruppa i regni nati dalla frammentazione dell’impero mongolo di Gengis Khan. Lo stato rosso è la Cina di Kublai e della dinastia Yuan, quello è l’Ilkhanato, vassallo di Kublai anche se separato dal non amichevole Khanato Chagatai. Parte della Russia e degli -Stan odierni erano occupati, all’epoca dai leggendari mongoli dell’orda d’oro.

Per raggiungere l’Ilkhanato e trasmettere i suoi ordini, ricevere o inviare rinforzi, l’unica strada che Kublai aveva era quindi l’oceano.

Celebre in questo senso rimane il viaggio (1291) della principesse Kokejin promessa sposa del re dell’Ilkhanato, che da Quanzhou raggiunse via nave lo stretto di Hormuz e poi via terra la capitale dell’Ilkhanato, la città iraniana di Tabriz.

The emperor of the seas, conclusioni

Direi che l’autore merita, anche per questo libro, tutti i complimenti ricevuti per quello precedente su Gengis Khan e la nascita del mondo moderno.

La scrittura è relativamente semplice, alla portata di tutti, e gli argomenti trattati sono molti interessanti e piuttosto particolari, specie considerando il fatto che la storia della Cina rimane per noi, nella migliore dei casi, sempre e solo sullo sfondo dei grandi avvenimenti storici e geopolitici.

Parte dell’interesse che ho per questo ed altri libri (penso a “Le vie della seta“, “L’illuminismo perduto“, “Il cappello di Vermeer” o “Diavoli stranieri sulle vie della seta” solo per citarne alcuni) nasce proprio dal fatto che la Cina, oggi un peso massimo sulla scena geopolitica internazionale, è per noi, ancora oggi, un oggetto lontano, esotico e misterioso.

Emperor of the seas, una foto di Jack Weatherford.

Con-fusa con pericoli poco reali, miti, pregiudizi, una atavica paura del “pericolo giallo” e supposti assalti al nostro stile di vita, la realtà storica e sociale della Cina di oggi scompare dietro storie che sanno spesso di pregiudizio.

Ecco quindi che conoscere la storia di questo grande paese credo sia il primo passo per capirci qualcosa nel mondo di oggi, mostrando il rispetto dovuto e facendo però anche valere le nostre capacità e i nostri modelli socio culturali.

Ovviamente attendiamo la traduzione italiana che, qualora arrivasse, potrebbe riservare delle sorprese.


Il post su “Emperor fo the sea – Kublai Khan and the making of China” è finito, se volete vi lascio qualche consiglio su altri interessanti libri:

Grandi cambiamenti geopolitici? Ecco l’atlante geopolitico 2025 edito da Treccani.

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